Come funziona un colloquio psicoterapeutico?

Immagine di Chauvel e Collette


"Vorrei intraprendere un percorso personale ma ho diverse emozioni e paure che mi bloccano". Vediamo insieme qualche aspetto per sfatare un mito!


Mi è stato chiesto di approfondire il tema del colloquio psicologico e psicoterapeutico in quanto molte persone sentirebbero il bisogno di intraprendere un percorso personale ma allo stesso tempo sono spaventate da ciò che NON possono immaginare possa accadere. Insomma, non avere il controllo della situazione è un ostacolo!

Non scriverò tutto quello che ho imparato in anni e anni e anni di studi, però posso provare a scrivere qualche informazione utile per aiutarvi a farvi aiutare con uno spirito sereno e tranquillo.

In primo luogo, lo psicologo non è un poliziotto e non ha nessuna intenzione di farvi un interrogatorio!

Prendiamo come esempio il primo colloquio.


Mi sono sentita dire spesso, da persone venute da me per farsi aiutare, frasi come "non so cosa dire" o "lei cosa vuole sapere?" oppure ancora "mi sento come se fossi a scuola...come se lei fosse la prof e quello che dico debba avere un voto".

Chiarisco fin da subito che scegliere di andare dallo Psicologo è un atto di coraggio e di amore verso sé stessi e, anche per questo, lo Psicologo è consapevole del fatto che non è stato semplice, quel giorno, varcare la soglia dello studio del Terapeuta.

Quello che potrebbe succedere al primo colloquio è iniziare a conoscersi. Tu prima di contattare quella precisa Terapeuta ti sarai informato, magari ti sarai fatto consigliare da qualcuno, quinti tu qualcosa di questa persona sai già. Ora sei tu che puoi scegliere di raccontare qualcosa di te per farti conoscere un pochino e per far sì che la Terapeuta possa aiutarti. Puoi scegliere davvero qualsiasi cosa da cui cominciare, il mio consiglio è di non pensarci troppo ma di lasciare spazio alla pancia, alle emozioni, ai tuoi vissuti...loro ti aiuteranno a dire qualcosa da cui partire! Solitamente, se vedo che la persona è troppo agitata per parlare, faccio a meno di restare in silenzio e provo a chiedere qualcosa rispetto la sua storia...questo di norma aiuta a sentirsi a proprio agio!

In fondo, in quella stanza siete in due sconosciuti ed entrambi sarete curiosi l'uno dell'altro!

Il primo colloquio è questione di feeling, di simpatie, di chimica, inutile negarlo. L'alleanza terapeutica non si è ancora instaurata e la paura di raccontarsi ad un estraneo è forte, dunque non saranno solo i modi di fare del Terapeuta a colpirvi, ma anche il suo aspetto fisico, i suoi gesti, banalmente anche il suo stile nel vestire avrà il suo contributo.

Mi viene in mente una citazione di Semi (Psicoanalista di grande rilievo) "Quando lo accolsi, alla porta, per prima cosa mi squadrò da capo a piedi. Non superai l’esame. E nemmeno lui. Ero vestito con un paio di pantaloni marrone, una camicia senza cravatta ed una giacca di lana secondo me, bella. Lui invece aveva un doppietto gessato e una cravatta grigio perla. Due stili diversi non necessariamente debbono fare a pugni, anzi possono essere un buon terreno di scambio. Ma in quel caso mi resi conto che il mio stile era qualcosa di inaccettabile. E che condizionò grandemente l’andamento del colloquio”.

Un altro esempio arriva da una mia esperienza di primo colloquio con una persona di 65 anni la quale, dopo avermi visto, mi ha chiesto l'età ed ha esclamato "oh mamma mia che giovane...ma può aiutarmi?". 
In secondo luogo, se hai delle curiosità non vergognarti a porre domande, è il tuo tempo e il tuo spazio ed è giusto che tu ti senta libero di fare domande.

Credimi, andare dallo Psicologo è meno spaventoso di quanto ci si possa immaginare!

Ti risulterà strano, all'inizio, che un estraneo sia così interessato a te e alla tua vita ma poi sarai tu stesso ad imparare a dare valore a ciò che ti riguarda, come è giusto che sia.

Infine, ti starai domandando "si ok il colloquio ma...il prezzo?"; il prezzo è un aspetto soggettivo e personale di ogni terapeuta ma è giusto ricordarti che la persona che è li, di fronte a te, è una persona che ha studiato moltissimi anni ed è una professionista nel suo lavoro, dunque è giusto e lecito che la seduta non sia gratuita o economica. Intraprendere un percorso Psicologico/Psicoterapeutico è un sacrificio e credo che l'onorario debba rispettare e valorizzare il lavoro di conoscenza personale che si sta affrontando. 


Scegliere di intraprendere un percorso psicoterapeutico non è come parlare con una amica, è scegliere di aprire un po' alla volta le finestre del proprio mondo interno, finestre che alle volte ci mostrano lati di noi che vorremmo tenere nascosti persino a noi stessi. Eppure, impari a fidarti del Terapeuta, impari a capire che quella persona seduta sulla poltrona ha rispetto per te a 360°, indipendentemente da ciò che gli racconterai. Quella persona è interessata a te e vuole aiutarti a migliorare aspetti di te che fatichi ad accettare. Il tutto in un clima sereno, sicuro, intimo.

Intraprendere un percorso di conoscenza personale è un viaggio verso Sé stessi: sentiti libero di scegliere se custodire dentro di te ciò che poco alla volta inizi a conoscere o se, invece, condividere pezzetti del tuo viaggio con i tuoi amici. Qualunque sia la tua scelta, i tuoi amici dovranno rispettarla

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